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sabato, dicembre 16, 2006

Boicottiamo il Natale!













Ricordo a tutti e tre i lettori del blog che il natale è una festa rubata dai cristiani a madre natura. Stanotte mi è apparsa in sogno e mi ha detto di recuperare la sua festa e di festeggiarla nel vero significato della sua origine.

Quindi chi vorrà partecipare al boicottaggio non dovrà spendere niente, non dovrà fare niente, non dovrà agire in alcun modo: l'unica richiesta è MODIFICARE IL TIPO DI AUGURIO.

D'ora in poi non diremo più "buon natale" ma

"BUON SOLSTIZIO D'INVERNO!"

Fatelo per madre natura, che ci ha dato veramente la vita, e noi la stiamo ringraziando stuprandola.

Valete.

3 commenti:

Brusca ha detto...

buon solstizio di inverno!

Tella ha detto...

Solstizi e riposi

Sono anni che continuo ad augurare prosperi anni venturi per non imbattermi nel cristianconsumistico buon Natale, e a che pro poi nessuno dice in giro buon 9 dicembre che invece è il MIO compleanno e non di Sua Untuosità il Nazzareno. Credo che anc'Egli non avrebbe avuto molto pro da questo scambiarsi auguri per la Sua nascita.
Volevo, invece di tediarvi con i miei assiomi laico-ateisti, farvi notare, cercaando di essere il più palloso possibile, come le religioni non rivelate abbinino al periodo del Natale, o giù di lì, la stasi, la fine, la morte in comunione empatica col creato in cui la natura dorme. Questo per i celti era Yùle e qualcosa di magico sarebbe poi sempre successo per vincere la stasi invernale (chi ha mai letto del ciclo arturiano, bretone quindi, avrà notato, in T. Melory è presentissimo, che tutte le avventure dei cavalieri iniziano intorno al Natale o giù di lì; magnifica l'apparizione del cervo bianco che conduce Gawain alla fonte magica e, ber buona pace di Tolkien, al Cavaliere Verde) qualcosa di magico appare, quale retaggio folkloristico, etnologico, anche nella fiaba cristiana, i Remagi (re maghi, e qui Frazer e il suo Ramo d'oro) si muovono seguenddo un fatto naturale che preconizza un evento particolare. Tutto, però, è in movimento: la fuga a Betlemme, il viaggio dei Remagi la stessa scia della cometa, il venite adoremus è intransitivo ma verbo di movimento. Manca quindi alla fiaba cristiana il dover riappacificarsi col creato il rispetto della stasi del ciclo naturale delle stagioni, tutto non può essere per sempre fluido, il panta rei di Eraclìto non si sposa col la possibilità rituale (il poter essere ripetute sempre: fate questo in memoria...diceva, mi sembra) della novella cristiana. Ciò detto ha ragione Montini a chiederci una nuova empatia alla natura, alla stasi letargica sotto la coltre dell'inverno. Quanto è francescano ciò che dici Marco: pensa al poverello d'Assisi che ben conosceva gli eventi naturali e al suo Cantico, proprio lui ha voluto fermare il verbo cristiano e congelarlo nella rappresentazione del presepe. Stasi versus dinamis, commistione versus purezza del verbo: ecco perchè noi da piccoli e i nostri figli vogliono e vorranno giocare con le statuine immote e portarci indiani e cowboy, ecco perchè il presepe narra un dagherottipo di Palestina con palme e abeti, oasi e neve, laghetti con le oche, i germani e i cammelli chini del cammeliere adorante et ovante la stella c'annunzia, ferma immota e retta dall'umil capanna.

Tella

Anonimo ha detto...

Se Cristo ci fosse oggi e avesse una bomba a mano, sono certo dell'azione che farebbe: TOGLIEREBBE LA SPOLETTA!!!
Nik