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lunedì, dicembre 11, 2006

Destinazione Bologna - parte II












Era giunta l'ora di uscire. O almeno credo perchè nessuno era in grado di leggere l'orologio. Approfitto della confusione per cambiarmi d'abito: una camicia bianca, lievemente attillata in vita coi primi due bottoni aperti. Un figo della madonna.

- chiedo scusa per la scarsità di dettagli, la cronologia sbagliata o la totale invenzione dei fatti accaduti, ma suvvia, siete stati giovani anche voi -

Scendiamo in strada e in qualche modo raggiungiamo il cicchettaro: un bar dove regna una polacca che si incazza quando bestemmi. Peculiarità del bar sono i cicchetti ad un euro. Caronte all'ingresso mi riconosce e mi accompagna al bancone.
Iniziamo a scicchettare. Poi faccio a pugni con Chiappa. Cicchetti ancora. Qualcuno mi ferisce alla testa. Sanguino. La polacca mi sfotte. Cicchetti. Prima o dopo dovrei aver fatto una tappa a casa di Irene, una ragazza simpatica conosciuta l'anno precedente proprio il giorno dell'immacolata.

Finalmente smetto di sanguinare. E con me anche un paio di ragazze che mi stavano intorno: dopo aver salutato qualcuno, saliamo in carrozza e diciamo la nostra prossima tappa al cocchiere. Era un uomo simpatico, sulla cinquantina, robusto. Aveva una strana cicatrice sul mento, forse procurata da una bottiglia rotta. Da me.
Abbiamo fatto un giro strano: ero in compagnia di Mancio, ma nessuno se ne sarebbe accorto. Non faccio neanche in tempo a dire "Guarda quel tipo col cane che passa per la strada che razza di giacca che si è messo, sembra una mucca rosa che bruca l'erba in una calda giornata d'estate dell'anno più caldo che riesca a ricordare, credo il 1987, quasi sette anni dopo che si è sposato mio fratello" che il cocchiere fa un'impennata e ci fa cadere dalla carrozza. Stava piovendo e con una corsa abbiamo raggiunto il primo locale che ci offrisse protezione.

CASSERO - capitolo I

Anno astrale 13240. Mostrai con orgoglio la tessera all'ingresso ed entrai. Come ogni mercoledì c'era un pienone assurdo. Scesi le scale ed arrivai in pista: non ci misi molto a scovare fra la folla Bello e gli altri, che avevo perso prima della corsa in carrozza. Come ogni serata al cassero che si rispetti, i sampierani devono ballare sul palco. Lo conquistammo dopo un'estenuante lotta a colpi di dance. Il primo a risentirne fu Bello, subito notato da una sua vecchia fiamma, un certo Ale di Firenze. Io iniziai a ballare con una tipa non male, bionda e con un bel paio di chiappe: mi strusciai come un pezzo di carta vetrata su una stufa, e la arroventai. Purtroppo se la tirava di brutto e non ci misi molto a capire che non ci sarebbe stata trippa per gatti. Così sollevai la camicia e spostai l'interruttore da "Ettoresessuale" a "Omontsessuale". Pochi minuti dopo, un ragazzo si avvicinò e mi strinse la mano. Adesso che ci penso non era proprio una stretta, ma una carezza poderosa. E, sinceramente... non era neanche la mano. Lo guardai in faccia: carino, alto, due pettorali da paura e un bel culo. Del tipo "latino", if you know what I mean.
Io rimasi al gioco (dopotutto avevo girato l'interruttore), e partecipai attivamente. Durò (notate l'accento...) una ventina di minuti buoni. Poi mi si avvicina all'orecchio e mi sussurra la frase che mi ha rovinato anche la seconda pastura della serata.
"Scusa, fermati, sta arrivando il mio ragazzo"
Date le dimensioni del tipo, ho provato ad immaginare come sarebbe stato il suo ragazzo. Ovviamente mi sono ritirato.
Stanco e un po' deluso, dopo qualche altra ora di ballo, mi avviai verso casa. Ingenuo come al solito, non sapevo ancora cosa mi aspettava il giorno dopo.

continua...

Valete.

1 commento:

Anonimo ha detto...

mi inchino a cotanta saggezza!!!
Nik