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giovedì, dicembre 14, 2006

Destinazione Bologna - parte IV









Ore 23 - Fermata del tram
Saliti sul tram (che per chi non lo sapesse è un mezzo pubblico è un mezzo privato, ma in quello privato non ti fanno andare) arrivammo a destinazione in pochi minuti. Al locale? No. Ad un incrocio non ben definito dove tutte le strade avevano nomi di città della romagna. Percorremmo via Cesena, superammo via Lugo, e ci trovammo in una strada senza uscita con una magnifica vista sulla tangenziale. Si poteva scorgere anche il casello, notò qualcuno. Tornati al punto di partenza, cambiammo strada, ma per un paio di volte ci capitò esattamente la stessa cosa. Fermammo un viglie e gli chiedemmo informazioni: - Noio volevam savuar... - ma quello sparò due colpi in aria e scappò via. Alzando gli occhi al cielo Filippo notò che in lontananza si potevano vedere le costruzioni che identificavano il quartiere del locale. Così mettemmo a fuoco il vero nostro problema: eravamo sì vicini al posto, ma in linea d'aria! A sbarrarci la strada c'era la tangenziale che, non lo nego, si stava facendo grasse risate alle nostre spalle. Camminammo almeno un'oretta per trovare una traversa. Filippo parlò e disse: - Mi mangerei proprio una piadina chimica salsiccia, peperoni e cipolla.- come per magia apparve un chioschetto di piadine a cento passi da noi.
- Mi piacerebbe avere una chioma folta e lucente - ci provai io.

Ore 00,15 - Chiosco piadine
Mangiammo qualcosa e chiedemmo informazioni. Ovviamente non scoprimmo niente di nuovo. La nostra odissea continuò fino a che, dopo un centinaio di curve tanto per farci perdere l'orientamento, trovammo i binari della vecchia ferrovia. Sembra un western di bassa lega, lo so. Bello aveva appena finito di ridacchiare al telefono con la Debora, quando ci trovammo davanti un semaforo verde. Il fatto che il semaforo fosse rivolto ai binari, per ora creduti morti, ci ha fatto cagare addosso. Poi una luce in lontananza. Scappammo a gambe levate per evitare il treno: scoprimmo dopo che quello era un lampione a 10000000 di candele senza nessuna utilità se non quella di spaventare la gente.

Ore 00,45 - Via Ferrarese
Nella fuga incontrammo un personaggio strano. Soprannominato Danny DeVito per lo slancio del suo corpo verso la volta celeste, ci chiarì che il locale (detto anche ex-estragon, dal suo nome precedente) era solamente ad un paio di traverse più a nord (?). Camminammo ancora, e in pochi minuti arrivammo in un altro punto morto della città. -Almeno qui ci sono delle case!- notò qualcuno. - Ci è andata bene che non ci hanno ancora dato una coltellata.- rispose Filippo. Filippo ormai lanciatosi alla guida del gruppo, aveva la strada in pugno. Dritto, destra, dritto, sinistra e ci trovammo nella zona in cui doveva esserci il locale. Giubilo! Riuscivamo a vederlo! Entrammo: stava suonando un gruppo di debosciati (dai "3 allegri ragazzi morti" ci si poteva aspettare ben poco) e chiedemmo di entrare. - Come 10 euro!? Non erano 2??? Dai facci entrare gratis!- Filippo pattggiò per l'ingresso omaggio a fine concerto, quindi...

Ore 2,00 circa - Kindergarten
Dopo una pezza di mezz'ora di un tipo fuori come noi, entrammo. Inventario: 12 persone, 2 bariste, una grassona che ballava come se avesse avuto sette morbi di parkinson contemporaneamente e 1 dj. Passammo un attimo di sconforto ma poi ballammo come dei matti. Solo noi tre, più o meno. E la grassona che nessuno riusciva a fermare. Nell'ordine: Shout, Whole lotta love, qualche pezzo di Grease, dei Rock ballabili e un po' di musica da bolgia. Uscimmo nelle 4. Un'amica di Filippo, tale Sara, non ce la faceva più e ci seguì a casa per mangiarsi un po' di pasta all'aglio bruciato e guardare assieme a Giova e allo stesso Filo la Corazzata Potemkin. Io chiusi gli occhi e per fortuna li riaprii verso le 11 del giorno dopo.

Valete.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

MA è UNA FOTO DI BOLOGNA O DI bAGDAD DURANTE I BOMBARDAMENTI?
NIK

Mont ha detto...

bologna, bologna...