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mercoledì, novembre 07, 2007

Sei

L'autista guarda l'orologio e si affretta a schiacciare il pedale fino in fondo. Il tram numero 6 ha almeno cinque minuti di ritardo e, considerando i tre semafori che troverà di lì a poco lungo la strada, rischia di farli diventare dieci.
Dietro di lui poche persone, alcune salite all'inizio della corsa. Dal suo sedile, un vecchio gobbo e tremante si alza e si avvicina all'uscita. Ding!
- Scendo alla prossima. - dice sorridendo.
- Karol, era ora, non ne potevo più del tuo tremolio. Almeno non appoggiarti ai sedili degli altri! -
- Gassami, baffetto di merda. E le consorelle non si lamentavano del mio tremolio - ammicca Karol.
Saddam rimane di stucco. Non per le storie del vecchio con le monache. E' sensibile riguardo ai baffetti. Una lacrima scende sul suo viso.
- Dai su, sai che scherzo! - dice Karol - Mi piacciono i tuoi baffetti. Stimolano la cappella in modo eccezionale. - Un sorriso debole appare sotto i mustacchi di Saddam. Karol gli alza il volto con la mano ballerina, si china e lo bacia in bocca.
- Sono cose che non si possono vedere! - grida una signora, piuttosto rugosa, dal fondo.
I due si fermano, e scocciati, si voltano a guardarla.
- Si, si, mi sono stufata dei vostri ciupa-ciupa, pucci-pucci, ciula-ciula. Basta, fate schifo! -
Saddam scansa il compagno e risponde con la sua nobile verve alla signora.
- Oriana, solo perchè la tua vagina non viene varcata da un pene dai tempi di Nixon, non significa che anche noi dobbiamo mantenerci in astinenza. - Karol si lascia scappare una risata. La signora, offesa, ma d'accordo suo malgrado con la battuta rivoltale, volta gli occhi fuori dal finestrino. Le case con le finestre chiuse lasciavano uscire solo qualche fiamma, ma i colori caldi tipici del fuoco padroneggiavano su quel deserto di città. Qualche fugace satiro, ogni tanto, scagliava verso il tram una palletta di zolfo.
- Si, è vero sono vecchia e acida. Avrò un'eternità per pensarci. Fatemi il favore di non ricordarmelo. -
- E tu fammi il favore di succhiarmi il cazzo! - dice Karol, esplodendo in una risata. Oriana si alza di scatto e con la convinzione tipica di Mosè, separa con un calcio i testicoli dello strafottente passeggero.
- Tiè! - sogghigna lasciando cadere a terra l'anziano vibratore.
- Puttana! - grida Saddam. Le salta addosso e comincia a scuoterla violentemente, fino a quando non le fa picchiare la testa in uno spigolo di un sedile. Ma non esce sangue: dalla crepa causata dall'urto Saddam scorge un tizio barbuto che legge un libro, seduto comodo nel suo loft nel centro di New York.
- Ecco dov'eri, Bin! -
Intanto Karol si è ripreso, e come vede il buco nella testa di Oriana, si ingrifa e vuole penetrarlo. La brusca frenata dell'autista riporta tutti alla realtà.
Dalle porte aperte si intravede un demone ricoperto di fiamme e puzzolente di sterco. Previti, lo chiamano. Dietro di lui si fa strada un signore distinto, pulito, con gli occhi più azzurri del cielo. Guarda scocciato i tre passeggeri, che subito, sentendosi rimproverati, si ricompongono.
L'autista si alza in segno di rispetto: - Buonasera, direttore. -
- Stai pur seduto, Caronte. - risponde pacato l'individuo. Poi, dopo un respiro profondo tipico di chi è sfinito dal lavoro, prende il telefonino, compone un numero piuttosto breve e alza affranto gli occhi al cielo.
- Ma che gente mi mandi? Poi se bestemmio ti incazzi pure! Ah, se vedi Andreotti digli che gli ho trovato quel cd. Ciao. -

Valete.

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