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giovedì, dicembre 13, 2007

Destinazione Valencia - Parte V

Sabato. Il giorno della festa. Porca zozza.

Mont ai fornelli.









La Licia nel suo tipico abbigliamento casalingo.









Quando passi tre giorni a fare baldoria è difficile pensare al sabato come salvezza, come relax. E' la giornata in cui dai il meglio di te. Sveglia alle 16, più o meno. Svegliarsi alle 16 rende la vita più complicata di quanto crediate. Cosa fai? Colazione? E' tardissimo. Pranzo? E' quasi ora di cena. Ceni? E' troppo presto, poi alle nove hai fame di nuovo.

In Spagna quel giorno era lo "scaccolo day".









La nostra soluzione è stata fare un pasto lungo lungo, tipo dalle 16 e 30 alle 21. Così abbiamo aggirato il problema.

Scusate, ho detto che abbiamo mangiato? Volevo dire "ingurgitato roba". Cibo e alcol. Qualcuno apre la porta. E' il mio apparato gastro-intestinale che, scocciato, mi guarda e mi dice:
- Hai rotto er cazzo.

Doveva succedere prima o poi.

Gli uomini di casa.









Peculiarità del sabato sono state due. Primo: la serata si è svolta principalmente al Deseo54, visto che era pieno di gente da fare paura. Secondo: finalmente eravamo sbronzi, cosa che ha portato la Licia ad errare per la città con una caviglia danneggiata a chiedere ai passanti dove fosse calle Doctor Serrano e a ricevere come risposta delle gran risate. Ci ha fatto stare in pensiero. Per 12 minuti. Ma alla fine, chissenefrega.
Maria Cecilia "giocoascopamasenzacarte" Giunti torna a casa con la Licia verso le 2 (credo) prima che noi maschietti (Marco, Raffa, Mont) ci dirigessimo in disco. Ragazzi era un problema spostarsi fra la folla. C'era di tutto: donne, uomini, etero, gay, preti, suore, belli, brutti. E noi ovviamente spiccavamo fra tutti. Nel senso che eravamo sbronzi da fare luce. E' stato qui che la mia memoria ha perso colpi e funziona a corrente alternata. Vi racconto gli eventi che mi ricordo.

Volete veramente che commenti questa foto? Vi dico solo che le è piaciuto un sacco.








Dite che non sono innamorati.










1 - Vuoi qualcosa da bere?
Abbiamo sete e ci dirigiamo ad uno dei bar della disco. Marco ci chiede cosa vogliamo e si avvicina al banco, verso il barista. Aspettiamo un attimo e ci vediamo passare dal nostro amico dei cocktail: ce ne passa credo un paio. Ad una prima analisi sembravano diversi da quelli ordinati (io ho chiesto un gintonic e il liquido nel bicchiere era nero petrolio) ma chi sono io per discutere? Soprattutto per discutere col tipo grosso e piazzato che si gira, mi guarda e mi fa intuire con uno sguardo da assassino che quel bicchiere dal quale ho appena bevuto è il suo?
Sorrido, consegno il bicchiere e ringrazio. Con Raffa e Marco ci siamo veramente divertiti.

2 - Non sei il mio tipo.
Io e Marco siamo in pista, io sto ballando e lui sta bevendo la sua roba. Mi urta per caso, credo io, un tipo col quale scambio uno sguardo, tanto per capire chi o cosa fosse. Ecco cosa ho visto: alto 1 e 70, grasssso, barbetta intorno alla bocca lunga, sulla quarantina. Continuo a ballare. Poco dopo sento una mano in un punto del mio corpo che in genere non lascio toccare a tutti. Poi una pancia collide con la mia schiena. La mano si duplica e continua la sua opera. Volto la testa e vedo il teletubbie di prima con due occhi da "ti scopo qui contro il muro". "Aaaaahhh!" ho pensato, e con me tutte le persone di buon gusto. Mi ricompongo, mi giro e gli dico "No, sorry." Almeno 13 volte, ma non sembra capirla. Quindi mi giro verso Marco e cerco di mimargli la mia disperazione a richiesta d'aiuto con la faccia. Quello non si scompone. Quando il tipo alle mie spalle capisce finalmente che non ce n'era, mi avvicino al mio amico e gli chiedo gentilmente perchè non si fosse mosso per liberarmi dalla medusa.
"Ah, pensavo ti piacesse".
"Marco, vaffanculo".

3 - Buffy, l'ammazzavampiri.
Sempre in pista, sempre io e Marco. Raffa non ricordo dove fosse. Balliamo e ci si avvicina una tipa, pure carina. Saluta e attacca bottone a Marco. Parlano un po', mi tirano nel discorso e io sorrido. La tipa, che chiaramente ha una voglia di cazzo che nemmeno Maria Cecilia "unpenenonbasta" Giunti, mi abbraccia e mi parla all'orecchio. Capisco solo una roba tipo "Hi, are you..." quando una ventata d'aglio mi intorpidisce tutte le cellule cerebrali. La ragazza odorava come un piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino, ma senza olio e peperoncino. E senza spaghetti. Quando riusciamo a liberarcene, chiedo a Marco se se ne fosse accorto.
"Mamma mia, mi ha tolto il respiro!" mi ha risposto.

4 - Charme.
Saliamo al piano di sopra. Beviamo qualcosa. Io sto ballando. Mentre Raffa e Marco chiacchierano, do il meglio di me ancheggiando sensuale come un'odalisca. Un tipo su una specie di palchetto mi nota (come non capirlo?) e mi invita a salire. Io accetto, è ovvio. Poi mi parte di lingua. Io accetto, è ovvio. Poi lo porto su un divanetto. Ci presentiamo, credo, forse è di Valencia e mi dà il suo numero... ma tanto non mi ricordo un cazzo. Vi dirò solo i punti salienti: carino, passivo, cesso, pompino.
Ho avuto anche il tempo di leggere un sms degli altri intanto.

La nostra tipica tavolata.










E così noi uomini torniamo verso casa. Raffa ci lascia prima di qualche ponte che dobbiamo attraversare per arrivare in centro. Ci diamo la buonanotte. Lunga la passeggiata verso casa. Sono quasi le 8 di mattina e non c'è neanche un bar per fare colazione. Mannaggia. Arriviamo a casa e ci apre la Ceci. Poi a letto.

E' domenica e di domenica ci si purifica. Dannazione.

Valete.

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