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mercoledì, agosto 27, 2008

Dialogo fra Groucho Marx e Silvio Berlusconi














Ovviamente, da estimatore di Groucho Marx, chiedo scusa per la pochezza delle battute: il mio scopo non è superare o imitare l'originale, bensì prenderne esempio.

Alla fermata del taxi Silvio si avvicina a Groucho, seduto su una panchina, e comincia a fare due chiacchiere.

Silvio - Posso accomodarmi?
Groucho - Ancora non mi conosce e si è già rotto?
S - Prego?
G - Non sono mica il suo dio.
S - Scusi, non la seguo...
G - Vorrei anche vedere se mi seguisse! Cos'è, vuol pagare a metà il taxi?
S - Guardi che semmai converrebbe a lei: vede, io sono onorevole.
G - Questo lo lasci dire a me. Qual è il suo nome?
S - Sono Silvio Berlusconi.
G - E lo dice così? Senza vergognarsi? Dica che è Charles Manson, ci farebbe più bella figura. Faccia come me; dica di essere qualcun altro.
S - Perchè, scusi, lei chi è?
G - Sono Silvio Berlusconi.
S - Non le sembra stupido dire che è Silvio Berlusconi in faccia a Silvio Berlusconi?
G - Lei mi ha appena detto di essere onorevole, pensavo che fosse una gara a chi la dice più grossa. Ma come mai qua? Ha finito le auto blu? A me piacciono anche quelle rosse.
S - Se è per quello anche a me. Ma ormai il rosso è un colore che denigro, quindi devo tenerlo lontano: questione di immagine.
G - Che brutta immagine. Secondo me un po' di rosso non le farebbe male. Se vuole ho una lametta. La-metta pure dove vuole. Un consiglio?
S - Senta lei... non sarà mica un marxista?
G - Certo che lo sono! E dei più convinti!
S - Ora ho capito tutto!
G - Ne dubito, non mi sembra una cima. Al massimo una bitta.
S - Come si permette? Mi dia nome e cognome! ...quelli veri!
G - Julius Henry Marx.
S - Marx? Allora è ...parente!
G - Parente apparente.
S - Lo è o no?
G - Che cosa?
S - Parente di Karl Marx, l'autore de "Il Capitale".
G - Io? Nemmeno ce l'ho un capitale!
S - Vuol dire che è povero?
G - Non sono povero. E' solo che non ho un soldo. Al contrario suo, che è pieno di capitale, tranne quello che veramente le spetta: la pena.
S - Così mi vorrebbe morto?
G - No, no! Io non la voglio affatto! Ma se proprio devo scegliere...
S - Questa è una minaccia!
G - Quella di Acqua e Sale è una Minaccia. E non la ammazzerei mai con una minaccia: sporcherebbe dappertutto. Forse con un coltellaccio.
S - Mamma mia... a lei serve una camicia di forza.
G - Adesso non le piace neanche la flanella? Sa cosa le dico? Si vesta come le pare!
S - Lasciamo perdere... si tenga il suo taxi! Io vado a piedi!
G - Piedi... Non conosco nessun posto con quel nome.
S - Intendo che me ne vado con le mie gambe.
G - Con quelle? Ci metterà dei secoli anche per arrivare all'angolo della strada.
S - Basta! Io me ne lavo le mani.
G - Visto che c'è si lavi anche il collo... anzi no, ha ragione lei: sarebbe la prima volta che ha le mani pulite.

Valete.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

GENIALEEEEEE!!!!!

Anonimo ha detto...

GENIALEEEEEE!!!!!

Anonimo ha detto...

Complimenti, molto divertente.