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martedì, ottobre 13, 2009

Scambiamoci un segno di pace

Propongo per la prima volta un sonetto amorfo (nel senso che non è rispettata completamente la metrica e la struttura) sul caso gaBinetti. L'ho scritto un po' di tempo fa, ma mai come oggi è attuale.

Si scambiano un segno di pace
Appogian le guerre, difendon la razza,
condannano a morte, ti cacciano via.
Li chiami razzisti, qualcuno s'incazza:
sei tu che minacci la democrazia.

Sei relativista se hai un'opinione
che stride con la proverbiale Scrittura,
la scienza dimostra chi è che ha ragione
ma loro decidon cos'è la natura.

Implorano dio, confessano il male,
mentendo però su un paio di peccati,
e poi basta un gesto, piuttosto banale,

per esser rendenti e venir perdonati:
nel tempio che guarda e che placido tace
si scambiano, ipocriti, un segno di pace.

Valete.

1 commento:

Tella ha detto...

Amorfo e dodecasillabo, la ritmica scherzosa che rende leggendolo non si confa' al tema piuttosto accusatorio.